Renato, l’italiano povero tra noi: Dai portici a eroe del web

Un dimenticato, reso famoso da Facebook
«Mi vergogno a chiedere l’elemosina»

È noi, è uno di noi, è la nostra storia mutilata, è la nostra vergogna. Sulla Rete è diventato il monumento, virtuale e realissimo, di cosa significa essere «Italiano 65 anni. Vecchio per il lavoro (dicono!!!). Giovane per la pensione». Il suo «Help» corre a decine di miglia di cliccate sui siti. Lui non c’entra: è stata una ragazza a fotografarlo e a metterlo su Facebook urlando la propria rabbia, l’indignazione.
«Un signore mi ha detto di avermi visto sul sito della Gabanelli. Servisse a qualcosa per gli 80 mila come me» racconta lui. Si chiama Renato. Curatissimo, dai capelli alla punta delle scarpe, impeccabile, seduto su un seggiolino con una ciotola in mano. Chiede l’elemosina, sorride, ringrazia. «Quattro, cinque ore nelle città dove non mi conoscono. Mi vergogno. Raccolgo dieci-quindici euro, mi bastano. Poi prendo un treno… pago il biglietto, ci mancherebbe… e vado nei centri di accoglienza Caritas in qualche altro posto dove non mi conoscono. A Reggio Emilia, a Modena, a Forlì, a Cesena. Alla mattina mi sposto di nuovo».
Renato va dove non lo conoscono, ma sul web è diventato tristemente famoso: quasi 40 mila condivisioni per la sua foto con il piattino in mano per le strade di Bologna. È l’italiano diventato povero, senza lavoro, senza pensione, senza casa, senza niente. «Uno di quelli della riforma Fornero. Lavoravo in una società di marketing di Ferrara. Collaboratore esterno. Ha chiuso quasi cinque anni fa e io, a 61 anni suonati, non ho trovato chi mi prendesse. Ho resistito due anni poi non ce l’ho più fatta a pagare l’affitto. Adesso vivo così». Questo signore ferrarese dai capelli bianchi e i modi gentilissimi lo trovi in via Ugo Bassi, di fronte al Comune, sotto il portico davanti all’Unicredit. «Una banca, non ci avevo pensato… C’è un buon passaggio». Non è nemmeno un esodato, è un dimenticato, un libero professionista finito sulla strada. Non impreca. Analizza «quel che hanno combinato Mario Monti e la ministra Fornero». «Come si possono fare tagli lineari, senza discernere le persone, le situazioni? Che abbaglio ha preso il presidente Napolitano». Traccia «analogie» «anomalie», «tipologie». Parla dell’assegno di «chomage» in Francia, dell’SOS Bahnhof nelle stazione tedesche. «Io mi vergogno di sentirmi un peso, che nessuno mi chieda se sono disposto a fare qualsiasi tipo di lavoro. Non voglio diventare un barbone, d’estate per due mesi faccio le pulizia in Riviera. Sette giorni su sette, vitto e alloggio compresi. Con i soldi arrivo fino a Natale. Dovevo andare in pensione l’anno scorso, la riforma mi ha rimandato ai 67 anni, fra un anno e un mese. Speriamo». Come si comportano i bolognesi? «Cosa vuole mai… Sembra che anche loro si vergognino di vedermi. Lo capisco. Fa male. Ho già fatto i conti se arrivo alla pensione, sono 800 euro al mese mi hanno detto all’Acli, una camera ammobiliata, il mangiare, non bevo, non fumo, qualche vestito l’ho da un amico. Finisce che mi resta pure qualcosa. Vivo per questo». Non ha parenti, figli, è solo. «Gli amici di un tempo li ho persi tutti. Capisco anche loro. Nella mia vita di adesso è molto difficile condividere le cose con chi è emarginato come te. Il problema è non lasciarsi andare. Rimanere quello che sei. Non diventare uno che non esiste. Ogni mattina quando mi faccio la barba, mi dico che nello specchio c’è il signor Renato di una volta. E riparto. I centri di accoglienza bisogna sceglierli nelle città non tanto grandi, sono meglio. Sono pulitissimi, frequentati da gente come te e si mangia benissimo. Ma benissimo davvero. Vedesse quante famiglie italiane ci vanno. Famiglie intere. Molti si vergognano, prendono i pacchi di cibo e se ne vanno». E lei? «Io… mi compro la biancheria intima, le scarpe. Vanno bene i vestiti della Caritas, ma certe cose…». Giù in Strada Maggiore, accanto ad «Acqua e Sapone», una signora italiana con gli occhiali ha anche lei un cartello che non ha più lavoro. Non alza mai gli occhi da terra. Più avanti, appena passata Scienze Politiche, verso sera arriva un signore in mountain bike, pone per terra un posacenere e si siede. Elemosina. Nascosto nell’angolo più buio.

10 aprile 2014 | Corriere della Sera