L’avvocato senza tetto in giacca e cravatta

Duomo, ore 21.30. A quest’ora, il centro di Milano si trasforma. Le vie che fino a poco tempo prima pullulavano di gente indaffarata a fare acquisti nei negozi della moda, lasciano spazio al buio della notte. E a quest’ora, con le saracinesche dei negozi abbassate, ecco che il Duomo si popola di una nuova presenza: quella dei senza tetto (o “senza fissa dimora”, come si chiamano adesso), che aspettano il camper di una delle tante associazioni di volontari per ricevere un pasto caldo. I senza fissa dimora aspettano in fila, ordinati, taciturni, alcuni pensierosi, altri rassegnati o abituati. Sono stranieri e italiani. Qualcuno è sulla strada da una vita, qualcun altro solo da pochi giorni. L’ultima volta che AttivaMi era presente sul luogo, nella lunga coda in fila che aspettava una scodella di pasta, c’era anche la figura di un avvocato al quale la vita ha cambiato volto in pochi giorni. Era ancora in giacca e cravatta, ma senza casa.

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